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NADA YOGA

Tutto il Creato e l’Universo da noi concepito, sono il risultato di un’onda energetica primordiale (Matrice, Divina Madre o “Immacolata Concezione”) scomposta e moltiplicata all’infinito, come una reazione atomica a catena, in una moltitudine infinita di vibrazioni a varie gamme di frequenza. Nel piano fisico, l’atomo è alla base della costituzione strutturale della materia stessa; esso, formato da un nucleo polarizzato + (principio maschile) ed elettroni che ruotano attorno ad esso polarizzati – (principio femminile), realizza nell’infinitamente piccolo, la riproduzione di un sistema stellare, misurabile in anni-luce, quindi di sterminate proporzioni e pervaso in ogni sua espressione dall’aspetto bipolare. Il movimento o pulsazione di queste minuscole particelle, è generato e sostenuto a sua volta da energie vibratorie più raffinate, le quali, a loro volta, esistono e sono alimentate da correnti vitali che si allontanano sempre di più dal punto di vista strutturale dal concetto di materia, diventando quindi sempre più impalpabili e sfuggenti ai nostri sensi di percezione e legate ad una realtà che si avvicina via via al mondo dello Spirito.yogananda harmonium altaquota

L’energia vibra e si propaga come detto con una gamma di frequenze infinite, le quali ne determinano anche il grado di densificazione.

La quasi totalità di esse, infatti, sfugge alla percezione dei nostri sensi fisici, i quali sono predisposti solo a riconoscere quella parte di energia condensata e solida dell’Universo, che comunque non è altro che un minuscolo frammento dell’intero Creato. L’energia si esprime in parte attraverso attività manifeste ai nostri sensi fisici ed altrimenti a quelli psichici; teniamo conto, ad esempio, che i pensieri ne sono una potente forma, anzi possiamo asserire che la propulsione di una qualunque azione dinamica sul piano fisico deve essere progettata e supportata da una energia o forma pensiero, la quale può essere liberata senza limiti di spazio-tempo, risultando non visibile a occhio umano nella forma, ma dai contenuti esageratamente più potenti ed incisivi.

L’energia nei suoi infiniti aspetti, corrispondenti a diversi gradi di densificazione, dai piani materiale, eterico, emozionale, mentale, causale… si esprime e manifesta attraverso degli effetti riscontrabili che sono calore, luce, quindi colore, movimento, quindi suono.

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Nel nostro corpo, o meglio nel nostro essere, come del resto in tutto l’Universo, pulsano incessantemente tutte queste attività energetiche, le quali reagiscono agli stimoli esterni ed interni, infatti si esprimono continuamente a seconda degli stati d’animo della persona che si relaziona con il mondo, generando correnti emozionali che spesso l’individuo avverte: per esempio, si pensi a come uno scatto d’ ira possa produrre nel corpo fisico vampate di calore con relativo rossore che compare a livello di epidermide.

Le relazioni con l’esterno non sono da considerarsi solo tra persona e persona, ma con il pulsare della vita in tutte le sue manifestazioni: animali, piante, rocce, vento e tutti gli elementi, correnti telluriche, influssi planetari, radiazioni cosmiche ecc.: dunque, siamo continuamente sottoposti al fluire incessante di attività legate allo scambio di energie più o meno grossolane.

Il suono è uno degli aspetti legato al movimento dell’energia, per cui possiamo affermare che un pensiero e/o un’ emozione possiedono un determinato tipo di colore, di suono, di luce e di odore.

Il suono diventa quindi uno strumento di interazione con i centri sottili che concorrono a convogliare e far scorrere tutte le correnti vibratorie negli apparati più o meno rarefatti dell’individuo e può quindi essere indirizzato in maniera opportuna con note prestabilite secondo scale melodiche ed intervalli opportunamente studiati per realizzare determinati e specifici effetti.

Possiamo parlare di MUSICOTERAPIA in termini occidentali e di NADAYOGA riferendoci ai nostri precursori e maestri indiani che hanno affinato le tecniche in questo campo già 3000 anni A.C..

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Essi hanno capito da molto tempo il segreto di convogliare energia sotto forma di suono, per riequilibrare i nostri centri psichici ed emozionali. Con lo studio di particolari sequenze di note, determinate da specifici intervalli tonali, hanno creato scale musicali denominate RAGAS, ed esse, se usate insieme alla capacità di intuizione o chiaroveggenza indispensabile per poter accedere ai mondi sottili, fuori portata dalle capacità percettive dei nostri occhi fisici, sono capaci di intervenire potentemente a livello terapeutico su individui afflitti da varie tipologie di disturbi (anche a livello fisico) che si sottopongono e affidano a questi trattamenti.

 

Un terapeuta di questo tipo, non è chiamato solo allo studio della musica ed all’utilizzo di un particolare strumento musicale, ma dovrebbe essere un individuo capace di sottoporsi ad una disciplina interiore in grado di condurlo ad una condizione di ampiezza di coscienza tale da permettergli l’accesso alla visione dei mondi e delle correnti più sottili e raffinate: in questo modo, egli può indirizzare in modo mirato, attraverso l’utilizzo del terzo occhio o Ajna Chakra, l’azione delle forze messe in campo durante i trattamenti di questo tipo di terapie.

Questo aspetto spirituale della musica può presentarsi in varie forme, seguendo il filone indiano che ne rappresenta “la culla”, si diversificano in: Ragas, Kirtan, Bajan.

I Ragas sono melodie che si attengono, come già spiegato, a delle note prestabilite: sono state concepite delle opportune scale melodiche che suscitano nell’individuo, a seconda della necessità, particolari stati emozionali, dovuti alla stimolazione dei sui centri psichici pervasi dalle vibrazioni sonore emesse.

Uno degli strumenti più usati in questa direzione è certamente il sitar.strumenti altaquotayoga

Il Kirtan è l’accompagnamento musicale alla ripetizione cantata del Mantra.

Tendenzialmente quest’ultimo ne è l’aspetto dominante, in quanto la forma verbale racchiude la potenza espressiva e l’alto contenuto vibratorio di queste formule sacre, mentre la musica riveste il solo compito di accompagnare armonicamente il canto, che, nella maggior parte dei casi, si svolge attraverso una voce solista che recita una strofa ed un coro che la ripete in successione.

Generalmente gli strumenti musicali che si usano sono: tampura, percussioni, harmonium indiano.

dansing raga altaquotayogaIl bajan è un canto devozionale che racchiude nei testi musicali di cui è composto lodi, richieste, dichiarazioni di devozione alle varie Divinità a cui ogni canzone è dedicata. Anche in questo caso la musica fa da complemento al canto, il quale, di solito, viene eseguito in forma corale rispettando il clichè di ripetere il brano due volte eseguendolo nella seconda parte in forma accelerata.

Il Devachan – dice Steiner – è la vera sede del mondo dei suoni e dei colori, di cui la pittura e la musica sulla Terra sono un riflesso. In particolare la musica è quella realtà che più di ogni altra permette all’uomo incarnato di prefigurarsi esperimentare in qualche modo già sulla Terra le meraviglie del mondo devachanico. Quando l’uomo vive nell’elemento musicale, egli vive in un’immagine della sua patria spirituale. L’uomo stesso nella sua più profonda essenza è simile a un suono spirituale. Perciò la musica agisce così profondamente anche nell’anima più semplice. Quando l’uomo ascolta musica egli sente benessere perché i suoni si accordano con quello che egli ha sperimentato nel mondo della sua patria spirituale. Il musicista trasforma in suono fisico il ritmo, le armonie e le melodie che di notte si imprimono nel suo corpo astralenadayoga altaquotayoga

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Le analisi , gli studi e le intuizioni dei maestri d’ oriente hanno da molto tempo messo in relazione il suono con gli stati emozionali degli individui, andando alle radici dell’ essere e comprendendo i sottili meccanismi di interconnessione tra le note o vibrazioni sonore ed i centri psicoenergetici che ogni struttura fisica materiale possiede. Anche la scienza quantististica oramai evolvendo, si sta avvicinando ai concetti millenari tramandati dai mistici del buddismo o dell’ induismo, possiamo asserire che l’ uomo del terzo millennio deve agire e pensare in termini di energia.Ogni struttura fisica già di per sè complessa, nella sua costituzione di molecole atomi e particelle subatomiche, viene incessantemente alimentata e supportata da una miriade di campi e vortici energetici di diversa natura. La loro costituzione è più raffinata e sottile della struttura fisicomateriale, e quindi sfugge ai nostri sensi di percezione, ed inoltre essa, non possiede sempre la stessa identica densità.   

danza-indianaaltaquotaPossiamo vedere come anche nel quotidiano capita di imbattersi in oggetti di consistenze diverse come il metallo, la pietra,il legno, l’ acqua,i gas; allo stesso modo anche a livello a noi impercettibile, vi sono energie via a via sempre più raffinate e sottili da risultare sempre più impalpabili che si avvicinano a dimensioni oniriche dalle cui sorgenti si alimenta l’incessante flusso della vita. Possiamo parlare di livelli dimensionali che come gusci uno sovrapposto ad un altro, dal mondo dello Spirito si densificano fino a quello materiale. Il suono è, come la temperatura, il colore, il movimento, uno dei tanti aspetti dell’energia e come tale, si propaga attraverso frequenze vibrazionali.

I nostri stati emotivi, non sono visibili ai nostri occhi ma sentiamo la loro presenza in maniera costante, ed essi, ci condizionano la vita. Dovremmo essere in grado di percepire queste correnti, come movimento di energia con un colore, temperatura e vibrazione sonora. Ecco allora che possiamo concettualmente avvicinarci al concetto di musicoterapia, ossia riportare l’ armonia attraverso il suono, dove l’ energia è convulsa e naradaaltaquotayogadisordinata. Normalmente stati disarmonici e malattie conseguenti, sono dovuti ad atteggiamenti mentali distruttivi, che portano l’individuo a vivere in maniera egocentrica e nociva per sè e per il prossimo. Con l’ utilizzo di scale melodiche create con note ed intervalli tonali opportunamente calibrati, possiamo cercare di porre rimedio a questo tipo di instabilità, in altre parole, facendo vibrare attraverso uno strumento accordato, una nota  alla giusta frequenza, produciamo nei nostri apparati energetici, lo stesso effetto per cui risuonano le corde simpatiche di un sitar una volta percossa una delle corde principali. I suoni disarmonici prodotti dalle nostre energie, entrando in risonanza con la frequenza emessa, si riallineano e   accordano con la nuova vibrazione. Ritengo che questo tipo di pratica abbia efficacia particolarmente con individui che svolgono su loro stessi un costante lavoro interiore, mirato a mettere in pratica gli insegnamenti dei grandi Maestri Spirituali. In questo modo il loro tipo di atteggiamento mentale fa da supporto nel rafforzare e nel mantenere i risultati positivi di questa tecnica.

Il raga dunque, inteso come sequenza di note e pause, realizzate con una scala melodica appropriata, prende per mano l’ asoltatore e lo conduce in un preciso stato emozionale, evocando in lui sentimenti di una natura, per cui il raga stesso ha preso forma. Spesso queste melodie, possono evocare epiche avventure o dialoghi tra Divinità, in cui fioriscono stati d’ animo, legati alle situazioni rappresentate dai racconti descritti dagli antichi testi sacri, cui la cultura indu fa riferimento.dilruba altaquotayoga

In questo modo si mantiene sempre un legame con il Divino e la musica diventa veicolo per canalizzare i sentimenti nobilitandoli, attraverso un abbandono consapevole che può portare ad uno stato meditativo. In tutti i casi è sempre e comunque un lavoro di armonizzazione che si compie sull’ individuo, attraversandolo a livello energetico con le vibrazioni e frequenze sonore calibrate.

E’ per questo molto importante una precisa accordatura degli strumenti, secondo i criteri matematici della divisione secondo gli schemi prestabiliti, delle frequenze sonore.

SCALA MAGGIORE OCCIDENTALE

DO RE MI FA SOL LA SI DO

SCALA INDIANA

SA REY GA MA PA DHA NI SA

Le note piene come in questa scala sono dette Shuddha, mentre i bemolle si definiscono con il nome di komal e le note eccedenti o diesis sono chiamate Tivra. SA e PHA sono note considerate perfette ed inalterabili. Le note komal vengono trascritte con un trattino alla base, mentre i tivra con un asta sopra la nota stessa.

E’ importante rilevare che la scala indiana a differenza di quella occidentale, indica con le sue sillabe, soltanto la posizione di ciascun suono all’ interno dell’ ottava, senza mai riferirsi alla corrispondenza tra una nota ed una precisa frequenza.

La RAGA può essere erroneamente presa per un sistema modale o una scala della musica occidentale; ma non rientra in nessuno dei due aspetti. La Raga è una precisa, scientifica, ascetica forma melodica con un suo proprio peculiare movimento ascendente e discendente. Ogni Raga ha un Pakad (frase principale) che è una serie di note utilizzate in quella Raga che ne evidenzia le emozioni. Le Raga sono state classificate in differenti modi. La classificazione iniziale era in Raga (maschile) e Raagini, la controparte femminile. C’erano poi delle raga derivate da queste chiamate Putra Raga (figlio/bambini).

1960083_406667379470291_1269087948_nEsistono 72 modi base ( scale): il RAGA MELA, che ancor oggi fanno parte della tradizione del sud dell’ india , mentre nella parte settentrionale, attraverso il famoso musicologo Baktande sono stati riassunti e codificati 10 modi, chiamati THAT che riassumono e sviluppano le principali accordature del sitar .

Nel raga, la melodia si sviluppa in un rapporto stretto con la tonica e con la nota definita la “sonante” VADI , da cui tutte le variazioni melodiche iniziano e terminano, sostenute a loro volta dalla nota SAMVADI che è la quinta d’ intervallo, e le ANOVADI che sono le restanti note, che conferiscono il giusto colore alla melodia. VIVADI sono le note da evitare perchè distruggono la struttura stessa del raga.

Gli elementi che caratterizzano il raga sono:

il THAT ( modo) – la RUPA ( ossia la forma ascendente e discendente della scala) – VADI -SAMVADI

Pakad è il nome assunto dalle combinazioni di note tipiche, che danno espressività e caratterizzazione alla melodia e questa struttura sonora, è principalmente suddivisa in due parti principali: ALAP e GHAT.

La prima rappresenta un preludio; in questa fase, il musicista fa assaporare all’ ascoltatore la melodia in una forma molto libera, priva di ritmica, lasciando spazio all’ espressività ed interpretazione. E’ un momento in cui i tempi e note possono essere dilatate, vibrando a lungo per scoprire e far ascoltare il raga che si dischiude così, in maniera lenta e progressiva riverberando nello spazio e creando atmosfere magiche, adatte alla contemplazione e meditazione.

Nell’ istante in cui si inseriscono le percussioni , il raga entra nella seconda fase: il GHAT . Qui la melodia prende vigore e trasmette all’ ascoltatore , sull’ incalzare del ritmo, un’ energia molto più dinamica. Questa fase è suddivisa in tre parti: ASTHAY in cui la linea melodica del raga è sull’ ottava centrale, MNJA nell’ ottava inferiore, ANTARA ottava alta. La parte finale del raga è caratterizzata da un incremento o accelerazione della ritmica accompagnata da bordoni tipici del sitar: questo momento è chiamato JAHLA.