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Commento al primo capitolo della Bhavagad Gita

La Bhavagad Gita è il testo sacro degli Indù: esso traccia i precetti filosofici e comportamentali ai quali si deve attenere il ricercatore spirituale per compiere il proprio percorso di autorealizzazione.

Vi sono altri testi sacri relativi a questa cultura altrettanto importanti:i Veda, i più antichi, Le Upanishad e il Ramayana. Molti grandi maestri hanno approfondito lo studio di questi Sacri Testi e li hanno interpretati alla luce della propria ampiezza di coscienza, attingendone le rivelazioni dai mondi extrasensoriali a cui hanno la possibilità di accedere.

Krishna sound altaquotayoga boLa Gita si apre raccontando il momento in cui i due eserciti schierati su fronti opposti stanno per dare inizio ad una cruenta e feroce battaglia. Nell’analizzare i guerrieri e comandanti, si sofferma particolarmente su due personaggi a capo di uno dei due eserciti, quello dei Pandava: il condottiero Arjiuna e la sua guida spirituale consigliere e maestro Krishna. Essi sono pronti e determinati: Arjuna sul suo cocchio sta per dare l’ordine ai propri soldati di sferrare l’attacco e già si ode il frastuono di armi, scudi e corazze, insieme al suono delle conchiglie fatte vibrare per i segnali di comando. Tutto è pronto, ma Arjiuna viene colto da un dubbio, il suo impeto di guerriero invincibile per un attimo vacilla.

Egli spiega a Krishna che, prima di impartire l’ordine di attacco, vuole vedere in faccia i propri nemici e quindi decide, insieme al suo maestro, di avvicinarsi con il cocchio trainato dai suoi poderosi destrieri e porsi davanti allo schieramento avversario. Una volta raggiunta la distanza utile per ottenere la giusta visuale, egli rimane come pietrificato: riconosce tra i suoi nemici pronti a dagli battaglia parenti, conoscenti e persone a lui care; a questo punto non è più in grado di perseverare nella propria decisione, rimanendo confuso e privo di forza, annichilito e con l’intenzione di abbandonare la battaglia.krishna_arjuna_altaquotayoga

Si rivolge quindi alla sua guida e Guru per ottenere conforto e approvazione, ma Krishna è molto duro con lui. Egli lo incita a riprendere il controllo delle proprie emozioni e lo spinge con determinazione verso quello che è considerato il suo dovere: combattere. Da questo dialogo e a seguito di tutte le domande ed i dubbi che Arjuna pone al suo Divino Maestro in questa circostanza, nascono l’insegnamento e le rivelazioni di Krishna sulla filosofia del Karma Yoga e Bakti Yoga e prende vita questo meraviglioso poema filosofico, che analizza i processi mentali a cui ogni aspirante ricercatore spirituale viene sottoposto una volta che intraprende questa via.

Certo, può apparire molto singolare agli occhi del lettore il fatto che una guida spirituale come Krishna esorti il proprio discepolo Arjiuna ad una sanguinosa battaglia, mirata alla distruzione dei suoi nemici. Potrebbe nascere il dubbio che questo tipo di atteggiamento spinga gli uomini all’aggressività e allo scontro, e le religioni rappresentino il pretesto per combattersi gli uni contro gli altri.

Ricordo, però, che anche il Vangelo, fondamento del Cristianesimo, nelle cui parabole non vi è traccia alcuna di conflittualità, e Gesù divulga soltanto il messaggio dell’amore, è stato utilizzato in passato per alimentare guerre, distruzioni di massa e ogni sorta di atrocità. La Bhavagad Gita, una volta analizzata secondo l’illuminata saggezza di P. Yogananda (nel cui libro “La battaglia della meditazione” ne commenta il primo capitolo, da cui si trae la chiave interpretativa di tutto il poema) rinasce in una luce completamente diversa, rivelandosi nei suoi aspetti più raffinati e sublimi.

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Yogananda spiega che il campo di battaglia in realtà simboleggia l’essere umano con i suoi tumulti interiori, in cui si fronteggiano continuamente i buoni e i cattivi sentimenti, le buone abitudini e tendenze mentali ed i loro opposti, raffigurati dai due eserciti. Arjuna è l’Io individuale non libero dall’ego che abita il corpo e che sceglie la via dell’autorealizzazione, ossia del percorso spirituale e quindi è rappresentato alla guida dell’esercito dei buoni sentimenti: lo schieramento dei Pandava.

Essendo sul giusto percorso, si affida al suo Maestro interiore: l’anima o l’Io Superiore ovvero Krishna, l’aspetto divino che abita il corpo. Insieme affrontano l’esercito oscuro delle abitudini e sentimenti malvagi, ossia tutto ciò che vive all’interno dell’individuo per distruggerlo, portandolo a compiere nella vita azioni negative che lo tratterranno nell’illusione e nel ciclo morti e rinascite. La bellezza di questo poema, che assegna ad ogni forma positiva e negativa l’aspetto di guerrieri pronti ad affrontarsi in battaglia descrivendone per ognuno l’aspetto somatico e psicologico, raggiunge vette di saggezza sublimi nel momento in cui Arjuna, prima di cominciare l’attacco, viene colto dal panico: infatti, persino nella malvagità dei suoi avversari, cioè difetti, debolezze e paure, intravede, amici parenti e persone care.

In noi tutti, molto spesso, viene meno il desiderio di eliminare dalla nostra mente e dal nostro cuore queste negatività,perché siamo abituati ad esse, conviviamo con loro e tendiamo a considerarle parte di noi, e qualcosa che ci appartiene ed in cui ci riconosciamo e quindi viene meno la forza ed il desiderio di combatterli ed eliminarli. Il nostro Guru invece, che è il nostro Io Superiore, ci spinge incessantemente a questa giusta battaglia. Con questa chiave di lettura possiamo ora avventurarci e godere della lettura di questo ineguagliabile poema filosofico, psicologico e spirituale che appartiene alla cultura Indù.

Proseguendo nei vari capitoli, vengono affrontati argomenti complessi che ancora necessitano di essere rivelati nella loro corretta interpretazione da grandi Maestri, il cui stato di coscienza permette di approfondirli attingendo alle verità universali. Abbiamo capito, grazie a P. Yogananda, quale deve essere il nostro approccio a questa lettura: egli ci fornisce il baricentro che permette di rimanere in equilibrio tra i versi di questo poema, il giusto angolo di prospettiva dal quale possiamo avvicinare questo monumento della filosofia alla nostra realtà quotidiana.

Ringrazio il grande maestro P.Yogananda

Stefano

I VANGELI

La narrazione della vita e degli insegnamenti di Gesù, trascritti da quattro testimoni che hanno partecipato alla sua vita pubblica di Maestro, Profeta e Filosofo nella terra di Palestina di 2000 anni fa, sono racchiusi nei quattro vangeli “ufficiali”che si ergono da pilastro e guida spirituale della tradizione etico filosofica che si è diffusa particolarmente nei popoli di origine europea .

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