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ASTANGAYOGA Gli 8 passi di Patanjali

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Il saggio illuminato Patañjali in un’epoca storicamente imprecisata, tra il 

III secolo a.C. e il IV d.C. codificò lo Yoga in un’opera unica nel suo genere,  gli Yogasutra; questa straordinaria raccolta di aforismi,  196 sûtra per l’esattezza, sono giunti fino a noi grazie ad una ininterrotta trasmissione orale, da Maestro a discepolo.

Possiamo individuare in questa opera, la volontà dell’autore di tracciare un percorso pratico o una disciplina di carattere interiore alla quale un aspirante spiritualista si dovrebbe attenere per ottenere l’illuminazione o la comunione con i più alti livelli divini.

Questa via prevede otto diversi gradini o gradi di consapevolezza ed azione, definiti come “gli otto passi di Patanjali”:

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il primo è chiamato yama e lo potremmo definire come l’autocontrollo ed il modo di porsi dell’individuo nei confronti del mondo che lo circonda e più precisamente ciò da cui  si dovrebbe astenere per diventare interiormente migliore.

Il secondo precetto si chiama nyama e riguarda i modi e le azioni positive che invece  dovrebbe compiere, sempre con l’obbiettivo di perfezionarsi.

Questi due passi riguardano l’ enunciazione di regole comportamentali che sono alla base del progresso interiore e da cui l’ assenza, rende vani ed effimeri i tentativi di applicare con successo le tecniche yoga al proprio percorso spirituale.

Possiamo tranquillamente asserire che i comandamenti rivelati da Gesù e tramandati attraverso i racconti evangelici, si basano quasi esclusivamente sull’applicazione di questi passi di Patanjali.

Insieme al retto modo di agire e pensare, il neofita comincia ad applicare al proprio corpo fisico gli esercizi posturali chiamati asanas, che rappresentano la terza applicazione.

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Assumendo delle posizioni ben definite e via via più complesse, accompagnate da un corretto uso del respiro, si cominciano a sciogliere i blocchi energetici sia fisici che psichici.

Attraverso l’hatha yoga, si ottiene una buona tonicità ed elasticità muscolare, un riequilibrio posturale e si inizia un lavoro sul controllo del respiro. Questo porta ad avere una mente più serena e determinati blocchi di natura psichica ed emozionale cominciano a sciogliersi. A livello sottile viene prodotto in questo modo un lavoro che coinvolge particolarmente il corpo eterico, costituito da una fitta rete di canali o fili energetici che vengono così ripristinati nei punti inattivi mano a mano che si procede con questi esercizi. Il corpo, attraverso le asana, assume forme geometriche e tali disegni nello spazio conducono l’energia a scorrere secondo determinati schemi detti yantra ( vedi capitolo sui cristalli), favorendo nell’individuo un riequilibrio e trasformazione del proprio assetto interiore e la graduale presa di coscienza delle enormi potenzialità in esso racchiuse .

Il quarto passo è incentrato sul controllo del respiro: PRANAYAMA.

A questo punto del percorso, mentre il ricercatore sta praticando il controllo di yama nyama, e si sta esercitando nelle asanas, comincia ad applicarsi nell’esecuzione nelle tecniche di pranayama.

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Esse si compongono di varie metodologie che consistono nell’esercizio di particolari forme di respirazione. Nell’aria esistono particelle infinitesimali più impalpabili dei fotoni di luce che sono chiamate prana ed appartengono all’energia vitale dell’aria. Esse costituiscono una vera e propria fonte nutrizionale per l’organismo, che viene assimilata e trasformata dal nostro apparato respiratorio. Queste cariche sono presenti anche nel cibo e nell’acqua e sono generate probabilmente da correnti elettromagnetiche di origine cosmica derivanti dalla luce.

Il loro contenuto di energia altamente raffinata, apporta nell’individuo una carica energetica interiore dal valore assolutamente luminoso ed elevato, diffondendosi nei canali di scorrimento energetico già preparati attraverso l’applicazione delle attività enunciate dai primi tre passi di Patanjali.

Conducendo il moto respiratorio con le opportune tecniche di pranayama, l’individuo si accorge che la natura del suo corpo diventa più resistente, il suo campo energetico ne viene potenziato, i suoi pensieri risultano più raffinati, vi è quindi un aumento della capacità di concentrazione frutto di una mente più stabile e in grado di fronteggiare al meglio le tempeste emotive a cui normalmente si viene sottoposti nel relazionarsi con i molteplici aspetti della vita.

11951858_435215899997455_4655656550019108183_nQuesto assetto interiore consolidato, porta quasi con naturalezza al quarto gradino analizzato da Patanjali: PRATYARA il distacco.

Esso consiste nel porsi con atteggiamento di semplice osservatore, sullo scenario a volte burrascoso della nostra esistenza, senza farsi travolgere da impeti e coinvolgimenti emotivi, essere “nel mondo, ma non del mondo”.

Questo, può accadere solo se le turbolente attività mentali sono placate nella consapevolezza della ricerca del vero sé, e questo può avvinire, se i pensieri sono rivolti al bene del prossimo e acquietati nella ricerca della pace vera.

Una volta raggiunto questo equilibrio, l’individuo non può più essere interiormente disturbato dalle attività del mondo che gli si muovono intorno, quindi tutta la sua energia mentale, se focalizzata su un obbiettivo, come una lama affilata o un raggio laser, lo coglie nel segno, indirizzando su di esso una grande quantità di energia , e realizzando in questo modo il sesto gradino:  DHARANA la concentrazione.

Una volta che l’essere ha la capacità ed il potere di concentrare in un punto tutta

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 la sua attenzione e la sua energia mentale per un certo periodo di tempo, senza essere distratto dai sensi, che lo riporterebbero a partecipare al mondo esterno, egli entra nello stato di meditazione, DHIANA il settimo passo di Patanjali.

Descrivere cosa è la meditazione, non è cosa semplice: essa rappresenta l’ apice di un processo di cambiamento interiore che coinvolge tutti gli apparati ed i corpi sottili che attraverso le tecniche sopra descritte si affinano sempre più, riattivando i centri energetici o chakras, attraverso la risalita dell’energia Kundalini lungo la colonna vertebrale, che andrà a permeare di potente energia questi centri fino ad arrivare al terzo occhio o Ajna Chakra posto tra le sopracciglia. I Chakras cominceranno ad esprimere tutte le loro potenzialità altrimenti latenti e a rivelare tutte le conoscenze in essi contenute.

Possiamo semplicemente asserire che la meditazione è la capacità di fondersi e partecipare della realtà dell’oggetto focalizzato nella concentrazione.

In altre parole la concentrazione durante uno stato meditativo su un particolare oggetto o aspetto del creato, esempio un fiore, porta lo spiritualista a parteciparne dell’essenza stessa, ad entrare in lui  e sentirne pulsare la vita, diventare uno con esso, acquisendone un grado di conoscenza unica e che nessuna nozione teorica è in grado di fornire.

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Avendo a questo punto acquisito un assetto interiore che lo porta a partecipare attraverso la meditazione delle realtà elevatissime dei mondi Spirituali, l’individuo che a questo punto possiamo definire come yogi, santo o Maestro spirituale, può compiere l’ultimo grande balzo evolutivo che lo porta a salire sull’ultimo gradino dell’Astangayoga previsto da Patanjali: SAMADHI.

Avendo purificato corpo e mente attraverso le fasi precedenti, oramai il ricercatore si è stabilizzato in una condizione di perfetta armonia interiore e l’energia kundalini può compiere l’ultimo passaggio tra il centro Cristico o Ajna Chakra ed il Sahasara Chakra, detto anche “loto dai mille petali” e posto sulla sommità del capo.

In una frase riportata dai Vangeli il Cristo afferma:jesus sananda altaquot

“nessuno sale al Padre se non attraverso di me”

Potrebbe essere interpretata così:  nessuno può unirsi all’Assoluto o alla Divinità se non si realizza il passaggio dell’energia attraverso il centro Cristico.

In questo modo, si ottiene il collegamento diretto con i piani più elevati dello Spirito; dall’ individuo scompare  l’io egocentrico, che esplode e si dissolve come una bolla di sapone, per fondersi nella REALTA’ DIVINA ETERNA ED IMMANENTE che permea l’intero Creato.

L’audace che arriva alla conquista di questa sublime vetta, può anche lui affermare come Gesù :

” IO ED IL PADRE MIO SIAMO UNA COSA SOLA”.