Il mio tributo a frà Biagio
Mi sono spesso chiesto se in questa società convulsa, tecnologica e sovraffollata, era possibile applicare un modello di vita nello stile di san Francesco di Assisi, un vissuto ascetico in eremitaggio tra grotte e boschi nella penisola ancora feudale e medievale dove il controllo, anzichè dalle telecamere di videosorveglianza dei nostri giorni, era affidato ai mille occhi presenti in paesi e villaggi degli informatori del potere ecclesiastico dell’inquisizione. Ebbene la risposta a questo interrogativo l’ho avuta quando la fama di questo iconico personaggio dei nostri giorni chiamato frà Biagio, è giunta a me. Come il fraticello di Assisi, nasce in una famiglia agiata ed i primi anni della sua vita li trascorre in Sicilia, nella sua terra di origine e nel benessere che l’imprenditoria edile della famiglia radicata in quel territorio, gli può offrire. A 16 anni la prima crisi esistenziale spirituale lo porta ad abbandonare l’isola e la famiglia ed affrontare un pellegrinaggio solitario camminando verso la città di Assisi. In quel frangente anche la televisione nazionale si mobilita, attraverso la rubrica “Chi lo ha visto”, per darne notizie alla famiglia che ne aveva perso le tracce. Quel viaggio probabilmente lo trasforma e lo aiuta a capire come orientare la sua ricerca interiore e la sua missione; da quel punto in poi, Biagio Conte indossando un saio diviene Frà Biagio e facendosi ultimo tra gli ultimi gira per le città della penisola, offrendo il suo aiuto ai poveri e vivendo in preghiera e nella rinuncia ad ogni proprietà. Purtroppo, non sono riuscito a conoscerlo di persona, quando ho imparato della sua esistenza, egli stava vivendo il suo ultimo periodo sul suolo terrestre, infatti nel 2023 a causa di malattia è tornato alla dimora celeste, probabilmente accolto con tutti gli onori dalle alte gerarchie spirituali, tributati a coloro che hanno vissuto la missione terrena nella piena Grazia e connessione divina.

città di Assisi
sulla via di san Francesco
Lo sviluppo delle comunicazione dei nostri giorni, ha reso possibile entrare in contatto con altre culture e tradizioni di vari popoli della terra; è così che ci sono pervenute filosofie, religioni e percorsi spirituali che ci hanno permesso di avere una visione più ampia del mondo interiore e trascendente. Particolarmente la conoscenza della filosofia vedica ed esoterica, originarie del continente indiano, hanno facilitato la comprensione dell’ascesi spirituale e di autorealizzazione interiore attraverso varie tecniche di postura, di respiro e controllo mentale e molti individui hanno seguito questi percorsi iniziatici orientali. Per contro, i valori del cristianesimo ne hanno subito un contraccolpo e un declassamento a livello di interesse e motivazione, questo dovuto anche alla consapevolezza del potere manipolatorio dell’apparato ecclesiastico, che nei secoli ha esercitato ed influenzato la popolazione cristiana, con valori ben lontani da quelli predicati dal Maestro Yeshua. Va comunque ricordato che a dispetto dell’apparato clericale cesaropapista, i Vangeli rimangono comunque la via tracciata del Maestro di Galilea e le parabole ed aforismi in esso contenuti, dovrebbero riassumere le sue parole durante gli anni della predicazione nei territori della Palestina, in cui è tracciata la via verso il cielo, verso la redenzione, emancipazione ed evoluzione. Certamente la manipolazione di questi testi, avvenuta nei secoli nei vari concili per ricondurre i popoli sotto il giogo del potere, non è un fatto trascurabile ma non rappresenta un limite per il ricercatore determinato. Lo hanno dimostrato ampiamente tutti gli avventurieri dello spirito che si sono affrancati a livello di santità utilizzando il solo strumento dei Vangeli per la propria crescita spirituale, aderendo con la propria esperienza di vita agli insegnamenti del Maestro Gesù e diffondendone i valori ed il potenziale. Come non ricordare la santità del frate di Assisi e della sua anima gemella Chiara, che attraverso un lungo e tormentato percorso di trasformazione interiore hanno raggiunto un livello di santità la cui eco ancora oggi è diffusa più viva che mai nel nostro credo e tradizione. A perfetta imitazione del Kristo, Francesco alle pendici del monte Verna, venne marchiato con il fuoco dello Spirito con le ferite simbolo della passione del Maestro sul Golgota,; il più alto grado di emancipazione spirituale, dove l’allievo è iniziato al grado del suo Maestro e ne rappresenta l’immagine ed il potere sul nostro piano terrestre. Allo stesso modo frà Biagio ha inseguito lo stesso sogno, lo stesso percorso tracciato dai vangeli, mettendo in pratica gli stessi insegnamenti racchiusi nei sacri testi e mietendo un abbondante raccolto spirituale. “Chi vuole seguire me, rinneghi sè stesso e porti la sua croce”. Da queste parole, monito del Maestro Gesù, frà Biagio è stato ispirato e guidato nelle sue scelte di vita e nella sua missione terrena, in aiuto morale e materiale ai bisognosi, ma anche come esempio fulgido di vero discepolo, apostolo e predicatore del Verbo.



