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I Sutra dello Yoga di Patanjali

Quando parliamo di spiritualità o di filosofia orientale, come non richiamare alla mente il concetto di yoga di tradizione ascetica, in quel contesto così magico e al tempo stesso degradato quale il continente indiano? Definire l’India un continente non è sbagliato, dall’ himalaya, catena montuosa più estesa del pianeta , alla valle del Gange e dell’Indo; dal deserto del Rajasthan, alle foreste del sud ed alle spiagge tropicali, attraversando mille culture e tradizioni, templi e antiche meraviglie architettoniche, tra bellezza, sfarzo, disperazione e bidonville. L’India rimane sospesa tra gli opposti, con le tracce del prestigio di un tempo e il difficile contesto sociale dei nostri giorni. In tutto questo esiste la memoria e l’eredità di cui questa cultura è depositaria: una radice profonda nella tradizione della ricerca interiore, nella conoscenza ed esplorazione del mondo animico dell’essere; il sondare in profondità con lo sguardo rivolto all’interno la matrice o l’essenza primaria dell’individuo. E’ quindi in questa terra che si sono sviluppati i più alti concetti filosofici, le più profonde rivelazioni sull’esistenza umana, dando origine ad una discendenza di santi monaci, asceti, maestri e saggi che hanno conseguito una conoscenza e disciplina dell’anima, in cui l’esplorazione dei mondi spirituali non è affidata a dogmi o a strutture gerarchiche preposte, ma avviene per esperienza diretta, personale ed analitica. Lo sviluppo di tecniche specifiche attraverso controllo della mente, del respiro, del suono vocale, dell’azione, del corpo, predispone l’individuo al successo della scalata interiore nel processo di autorealizzazione e riconnessione con i piani spirituali del creato e delle gerarchie angeliche. Diversi sono i trattati, gli scritti ed i sacri testi della tradizione indiana, che hanno codificato questo percorso di redenzione ed emancipazione dalla condizione di mammifero terrestre, verso una forma multidimensionale libera da spazio e tempo e dimorante delle regioni celesti della creazione. Certamente YOGA SUTRA del Maestro indiano Patanjali, è da considerarsi uno dei pilastri dell’ascesi interiore, un manuale che disciplina ed insegna al neofita, quali siano i parametri di accesso al risveglio ed evoluzione spirituale, focalizzando nella pratica dello Yoga la via sicura di emancipazione. Lo yoga pertanto, non è solo una tecnica con cui si opera in alcuni momenti della giornata, ma una filosofia di vita, un piano esistenziale che coinvolge l’essere a 360 gradi su tutti gli aspetti del quotidiano, attraverso un azione incessante che è mirata a mantenere un alta qualità di energia interiore, una mente libera da pensieri nefasti, un respiro efficiente nel trattenere l’energia vitale o prana, un corpo elastico e flessuoso ed una attività sempre rivolta al bene del prossimo.

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Ashtanga yoga: la via del Samhadi e dell’ illuminazione.

L’ashtanga yoga, riassume il percorso analitico descritto da Patanjali nel famoso documento YogaSutra, divenuto colonna portante e riferimento della filosofia yoga. Patanjali un filosofo indiano tra mito e leggenda, la cui origine oscilla tra il secondo ed il quinto secolo A.C. e della cui vita non si conosce quasi nulla se non l’opera sopra citata, a lui attribuita. Esiste un omonimo, vissuto qualche secolo più tardi che era per lo più un grammatico e commentatore, ma la profondità della ricerca e descrizione del mondo della trasmutazione e autorealizzazione interiore, potevano essere contemplati ed espressi solo da un grande iniziato, mistico e filosofo. In questo testo dunque si prendono in esame particolarmente gli aspetti mentali dell’individuo, le forme d’onda del pensiero, denominate “Vritti”, ed il loro succedersi nella contemplazione del mondo fenomenico. Attraverso i Vritti, l’individuo entra in un processo illusorio in cui la mente elabora forme pensiero che si radicano negli oggetti e nel mondo della materia, facendogli perdere il contatto con la vera matrice dell’essere e del vero Sè. Yoga Sutra quindi, un decalogo per contenere ogni oscillazione ed inquietudine mentale e ritornare alla calma oceanica dell’Essere. Una serie di indicazioni molto concise ma efficaci, che definiscono una linea guida, una disciplina spirituale per ritornare alla condizione dell’Uno, ovvero Yoga. Tale percorso si riassume in sette passi, ognuno dei quali rappresenta un gradino di salita verso l’autorealizzazione interiore.

Primo steep: yama

sono principi etici e presupposti irrinunciabili per intraprendere il percorso dello Yoga. Sono gli stessi aforismi pronunciati da Yeshua qualche centinaio di anni dopo, in un altro territorio, la Galilea. Il termine Yama significa astensione, quindi cosa evitare per essere in linea con i principi della disciplina di autorealizzazione interiore e sono cinque quelli elencati da Patanjali:

NON VIOLENZA o ahimsa, “non fate agli altri ciò che non vorreste fosse fatto a voi” (vangeli).

VERITA’ o Sathya, ” in verità vi dico” (vangeli).

NON APPROPRIAZIONE o Asteya, ” non rubare”. (Comandamenti)

CONTINENZA E AUTODISCIPLINA o Brahmacharya, ” fatevi eunuchi per il regno di Dio” (Vangeli)

NON ACCUMULO o Aparigraha ” non accumulate tesori sulla terra”. (Vangeli)

Secondo steep: Nyama

sono osservanze o attitudini positive da sviluppare a livello interiore che rappresentano valori universali ed esistenziali.

PULIZIA O PUREZZA o Saucha

APPAGAMENTO o Santhosha

DISCIPLINA E AUSTERITA’ o Tapas

STUDIO DEL SACRO E CONSAPEVOLEZZA o Svadhyaya

ARRENDERSI AL DIVINO o Ishvara Pranidhana. “Fate la volontà del Padre vostro che è nei cieli” (Vangeli).

TERZO STEEP: ASANA

Fanno parte di una serie di esercizi codificati, per rendere il corpo flessuoso e libero da blocchi sia fisici che energetici. Attraverso piegamenti e posture cui tutte le parti del corpo vengono coinvolte, si cerca di armonizzare il respiro durante gli esercizi e creare una sorta di rilassamento muscolare per facilitare lo scorrimento energetico. Ovviamente anche tutta la struttura fluidica, costituita da apparati elettromagnetici e corpi sottili come l’eterico ed astrale, seguono il movimento e l’intenzione esercitata a livello fisico, in questo modo anch’esse vengono aiutati a liberarsi da ostruzioni e ristagni, ma soprattutto si vengono a creare geometrie posturali che richiamano energie e radianze di natura elevata.

QUARTO STEEP: PRANAYAMA o Respiro.

Questo termine definisce il controllo del respiro. L’ossigeno è la principale fonte di approvvigionamento che richiede il corpo fisico per la sua sussistenza, e tale è la sua dipendenza da questo fattore, che la privazione di esso anche solo per qualche minuto ne determina la morte. Quindi il corretto uso del respiro con le appropriate tecniche yoga, facilitano tutti i processi biochimici in cui l’ossigeno è fattore indispensabile. Ricordo che nell’aria vi è un componente fondamentale trascurato dalla scienza ufficiale ma mai dimenticato dalla conoscenza iniziatica, che tradizionalmente viene tramandata dagli antichi testi. E’ l’energia del Prana, ovvero particelle di luce, paragonabili a fotoni, che vibrano nell’aria e diffusi quindi nei prodotti alimentari della terra con cui vengono a contatto, come frutta e verdura. Il Prana viene inalato insieme all’aria nei nostri polmoni ed in questa camera pneumatica avviene un processo di separazione tra ossigeno, anedride carbonica e prana. L’ossigeno verrà trattenuto per arricchire il sangue ed essere trasportato in tutto il corpo e nelle sue cellule, dando così origine al noto processo di “respirazione cellulare”, e favorendo tutte le fasi di calore e combustione necessarie, mentre l’anidride carbonica sarà espulsa in fase di espirazione, come prodotto di scarto. Il prana che fra tutte le sostanze è quella più raffinata, verrà impiegata per alimentare l’energia del corpo eterico, che è di matrice fluidica ed elettromagnetica e che avvolge il corpo fisico. Come si può capire la respirazione è la vita stessa e la disciplina dello yoga offre la possibilità, attraverso tecniche precise, di regolarizzare il flusso di aria e prana in entrata ed uscita dai polmoni. La respirazione ha un azione immediata anche sul rilassamento del corpo, quindi un condizionamento anche mentale e neuronale, infatti stati di paura e agitazione, sono sempre accompagnati da respirazione affannosa corta e veloce, mentre viceversa la calma e serenità, sono il prodotto di un respiro pieno e profondo. Chi è in grado di controllare il respiro quindi, ha la capacità di gestire anche una buona percentuale dell’assetto sia emotivo che fisico della propria persona.

QUINTO STEEP: PRATYAHRA o Distacco.

Questo ulteriore gradino dello yoga rappresenta il distacco della mente dai sensi, il ritiro dell’attenzione dal mondo esterno alla contemplazione interiore. E’ rappresentato simbolicamente dalla tartaruga che ritrae gli arti e la testa nel proprio guscio. E’ uno stadio avanzato del praticante, che dopo aver assimilato i precedenti steep, è in grado di disconnettersi dal mondo esterno e fenomenico ed esplorare le profondità del suo stato interiore. Significa quindi che ha messo in pratica le regole etiche e morali di Yama, in altre parole è in grado di vivere i precetti evangelici del Kristo, ha implementato le osservanze e attitudini positive di Nyama, si è esercitato negli esercizi posturali del corpo attraverso le Asanas e è riuscito con la pratica del pranayama, ad assumere il controllo del respiro. Questi elementi combinati ed assimilati dal praticante, concorrono nel successo e nella conquista dello stato del pratyahara che come ripeto, lo svincola dalla percezione del mondo esterno, chiudendo le porte dei sensi ed indirizzando la sua attenzione nello spazio interiore.

SESTO STEEP: DHARANA: o Concentrazione.

Quando le porte dei sensi sono chiuse e non si ha più alcuna interferenza dal mondo esterno, ecco allora che la mente non distratta, può focalizzarsi fissando un unico obiettivo come un raggio laser che concentra la sua energia in un punto preciso. Questo assetto viene definito vera concentrazione senza dissipazione di pensiero, al contrario dello stadio normale di esercizio, in cui la mente è affollata da mille pensieri che si susseguono e come una scimmia che salta da un albero all’altro, non si fermano mai con un incedere inesauribile. Il praticante nello stato di Pratyahara fisserà la sua concentrazione su un richiamo altamente spirituale come un simbolo, un mantra, una invocazione o la figura di divinità e Maestri, per trarne massimo frutto e vantaggio da questo assetto in cui la mente è altamente performante e unidirezionalmente indirizzata.

SETTIMO STEEP: DHYANA o Meditazione.

Il permanere per un certo tempo in uno stato di vera concentrazione attiverà la meditazione, condizione che potrei definire “rivelazione”. Infatti lo yogi che accede al portale meditativo, scoprirà la vera natura dell’oggetto su cui è fissata la sua concentrazione, facendone parte ed identificandosi con esso. Un esempio: se il meditante ha fissato un fiore come oggetto della sua attenzione, nella fase meditativa egli diverrà il fiore stesso, facendo esperienza di quella vita e di quel piano esistenziale cosicchè la conoscenza che ne deriva, non sarà un analisi terna basata su parametri scientifici oggettivi, ma sarà una esperienza diretta dall’interno di quel tipo di esistenza. La meditazione apre scenari su piani fluidici ed onirici del creato, con la possibilità di attraversare portali dimensionali in mondi e universi che differiscono notevolmente dalla condizione umana e terrestre. L’accesso a queste realtà, permette quindi di acquisire quella sapienza che è preclusa a chi si identifica unicamente con il suo corpo o involucro materiale, allargando i confini della propria coscienza verso l’infinito, evolvendo l’uomo mammifero ad essere multidimensionale libero da spazio e tempo.

OTTAVO STEEP : SAMAHADI

Lo yogi che permane in uno stato meditativo a piacimento e quindi il suo corpo, la sua mente, i suoi sensi non sono turbati dal susseguirsi degli eventi del mondo, raggiunge lo stadio di Samhadi o illuminazione. Nel Samhadi la creatura diventa creatore, la goccia diventa oceano, la separazione diviene UNO, l’identità individuale o ego, si dissolve nello Spirito eterno. E’ quella condizione che permetteva di dire a Yeshua “io ed il Padre mio siamo una cosa sola”, o a Siddharta di diventare il Bhudda “l’illuminato “.

Una condizione rara che pochi uomini della terra hanno potuto sperimentare, ma che comunque fa parte del piano evolutivo di ognuno di noi e che inevitabilmente percorreremo, come attirati da una forza magnetica inesauribile. L’ammonimento di Krishna, il profeta delle scritture dei veda esprime questo concetto:” tra mille uomini solo uno mi cerca, e tra mille che mi cercano solo uno mi trova”. Quindi questo processo di trasmutazione dell’umanità terrestre appare lento, laborioso e sofferente, tuttavia il concetto di tempo sul piano esistenziale del nostro pianeta è molto diverso dal fluire dei mondi della trascendenza ed ogni essere ha a disposizione tutto il tempo che gli serve per continuare il suo progetto evolutivo e ritornare nell’unità del Grande Spirito.

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