L’energia vibrante del Suono
“In principio era il verbo, il verbo era con Dio il verbo era presso Dio. In lui vita era, e la vita era la luce degli uomini e la luce nel buio appare, ma il buio lei non comprese.
vangelo di Giovanni
Questa frase di apertura del quarto vangelo, racchiude con poche parole, il significato del piano esistenziale polarizzato nella dualità di luce e buio; ma soprattutto pone l’attenzione sul verbo, ovvero l’espressione sonora che caratterizza l’energia primordiale di espansione che ha generato i mondi e le miriadi di astri. L’energia che scientificamente è lo spostamento di una massa in un tempo, si manifesta attraverso luce, calore ,colore e suono ed appunto il suono una componente che si può utilizzare per interagire con dinamiche energetiche a vari livelli. Da tempi antichi, gli uomini hanno studiato, approfondito e compreso come modulare i suoni per trasformarli in armonia e melodia e dare origine a quella magia di sonorità complesse che chiamiamo musica. Il potere evocativo della musica è di una potenza inaudita, perchè come già detto risiede ed intrinsecamente legato all’energia e l’energia, è manifesta in ogni forma di vita di particella e atomo della materia di tutto il creato, ne è il motore, la propulsione e origine. La comprensione di questa realtà ha ispirato gli uomini ad utilizzare la musica come elemento di contemplazione, espressione, armonizzazione interiore, benessere mentale ed emotivo, rigenerazione e trasmutazione. La musica nasce in origine come mezzo dell’individuo per comunicare con gli dei e con i mondi trascendenti; canto e danza divengono parte integrante di rituali, celebrazioni, evocazioni a carattere sacro, animico, estatico, contemplativo. In tutte le culture e le etnie dei popoli della terra di tutti i tempi, è questo il ruolo che ha assunto la musica in maniera preponderante: ovvero rappresentare la sacralità dell’esistenza ed il legame degli esseri umani con il mondo divino, che come naufraghi in terre perdute, rievocano il loro reame di appartenenza e la loro stirpe di natura spirituale. La musica si è evoluta nel tempo raggiungendo il suo massimo grado con le grandi opere classiche, suonate negli importanti teatri delle capitali europee, divenute tempio della sinfonia e della lirica, come Vienna. Strasburgo, Milano ad esempio, eseguite da grandi orchestre sotto la guida di importanti e geniali compositori. Queste opere, sia per contenuti che per frequenze vibratorie, ancora estendevano le loro note verso la contemplazione delle sfere celesti e le gerarchie angeliche, portando l’ascoltatore a percepire frammenti di quei regni di perfezione ed evocando sentimenti e sensazioni vibranti. Dal novecento la musica ha assunto una connotazione diversa, è divenuta popolare ed ha assunto carattere decisamente più sanguigno, divenendo megafono di proteste politiche, sociali, dando voce ad artisti che esprimevano il loro stato d’ animo raccontando la quotidianità dell’esistenza nel bene e nel male. Questa dinamica ha quindi spento l’anelito della musica che contemplava il cielo e si faceva da intermediario tra umano e divino, per radicarsi nella sfera sociale, nell’animo e nel sentimento di coloro che calpestano il suolo e sono ancorati alla terra, raccontandone le vicissitudini della vita . Spiritualmente parlando, si è spostato il campo di azione della musica, dalle vibrazioni di alta frequenza che governano i chakras superiori attraverso la musica classica, ai primi tre Chakras legati agli aspetti di personalità e bisogni primari della musica popolare. In tutti i casi la musica con la sua frequenza ed espressione sonora, si fa veicolo per alimentare tutte le energie emotive e fluidiche di cui gli esseri umani hanno necessità, ed ogni singolo individuo sarà attratto naturalmente dal tipo di sonorità che gli è più congeniale e di cui sente bisogno di nutrimento.

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La musica indiana con le sue scale melodiche e Ragas
La musica tradizionale dell’ India è davvero un capitolo a parte. Essa è fortemente legata ad un territorio che ha fatto del misticismo il vero valore della vita; meditazione, contemplazione, ascesi, introspezione sono aspetti che riconducono alla disciplina dello yoga ad al processo di emancipazione interiore e riconnessione allo spirito universale. La musica indiana segue fedelmente questi principi, utilizzando l’energia del suono a fini introspettivi, terapeutici, contemplativi: per realizzare ciò ha strutturato un sistema di innumerevoli scale melodiche le cui note si susseguono coordinate da regole precise a formare una composizione chiamata Raga. Ogni raga ha una sua giuristizione emotiva che deve evocare nell’ascoltatore, per rapirlo, prelevandolo suo malgrado, da una condizione o assetto interiore ordinario e portarlo nella dimensione animica specifica, che è sede di quella risonanza per cui il raga è stato composto. Quindi l’ascolto diventa un trasporto emotivo o la sperimentazione di una dimensione onirica attraverso il percorso generato dalla sequenza di note pause e microtoni di abbellimento, delle melodie complesse ed articolate dei raga. Queste composizioni hanno una base ritmica, realizzata da strumenti percussivi che tradizionalmente sono tabla, mridangam o dolak ed un tappeto melodico costante creato da una tampura, strumento a quattro corde che riproduce in maniera ipnotica le note della tonica e quinta, della tonalità selezionata. Gli strumenti principali che eseguono i virtuosismi e gli assoli e donano vita all’espressività della composizione musicale di un concerto indiano, sono diversi: il più famoso e conosciuto è certamente il sitar che con le sue innumerevoli corde crea una sonorità così unica e riconoscibile che porta immediatamente la nostra mente nei luoghi incantati dell’oriente. Vi sono poi gli strumenti ad arco come saranghi, esraj, dilruba non meno virtuosi e caratteristici ed ancora gli strumenti a fiato come bansuri, il famoso flauto indiano in bambù e lo sinnai. Lo swarmandal, un arpa di accompagnamento o il santur con un ruolo anche da solista, strumenti tradizionali che insieme a quelli già citati, concorrono a celebrare nei concerti, un di rituale collettivo di profonda contemplazione introspettiva, che può anche portare l’ascoltatore ad una sorta di trance o estasi. Tale disciplina e conoscenza dei valori espressi attraverso questo genere musicale viene definito con il nome di NADA YOGA, o yoga del suono. In occidente, particolarmente nell’ambito cattolico, una funzione molto simile all’aspetto contemplativo del suono o vibrazione, viene espressa dai Canti Gregoriani; essi infatti con il loro incedere di sonorità profonde e contenuti e invocazioni altamente spirituali, riescono ad infondere in chi ne ha predisposizione, una immersione e contemplazione del proprio mondo interiore, una sorta di abbraccio sonoro che porta all’esplorazione del proprio Sè interiore.



