Table of contents
Share Post

APPUNTI DI VIAGGIO: INDIA E IL KUMBA MELA

Dal 1986 seguo cosi di yoga: ho iniziato con l’apprendimento delle posture fisiche chiamate asana, per approdare gradualmente al mondo interiore della meditazione e delle pratiche di mantra vedici e tibetani. Cosi come molti neofiti indirizzati a queste discipline, fui anch io attirato nel mistico e magico continente indiano, grande portale
di apprendimento e patria indiscussa di queste tradizioni…Fu così che conobbi il maestro swami Binodananda di Varanasi, discepolo del famoso e celebrato guru Swami Vijasananda…. nel 1989 misi al corrente il Maestro di Bhakti yoga che avevo a Bologna, delle mie intenzioni di recarmi ad Allahabad , per partecipare
al raduno sul Gange chiamato Kumba Mela, . Il KumbaMela è una celebrazione molto importante che si tiene ogni 4 anni in occasione di determinate situazioni e assetti planetari, a rotazione, in 4 città indiane diverse bagnate dal sacro fiume. In questo contesto, si incontrano gli asceti, gli yogi, i rinuncianti, monaci, e tutto il mondo
spirituale legato alla tradizione indù. Su queste rive, in tendopoli allestite per l’occasione, si raccolgono milioni di persone a celebrare i rituali di purificazione e a farsi permeare dalla potente energia che
scaturisce dalle preghiere collettive di tante anime radunate per questo evento. Avevo quindi deciso, dopo avere letto qualche articolo su riviste di viaggi che ne trattavano l’argomento, di partecipare a questa
magica celebrazione, sull’onda dell’entusiasmo che scaturiva dall’apprendimento di tutti i valori legati alle discipline spirituali a cui mi stavo avvicinando. Trascinai con me in questa avventura, due miei compagni di corso ed insieme organizziamo il viaggio per l antica città
indiana che ospitava l’evento. Eravamo in quel momento del tutto inconsapevoli che ci avrebbero atteso innumerevoli peripezie e a descriverle, certo non sono sufficienti queste poche righe. il viaggio
cominciò con l atterraggio dell aereo a Bombay anziché all’aereoporto di New Delhy a causa di maltempo, perdendo inesorabilmente la coincidenza
col volo nazionale per Varanasi. La caotica città di Varanasi, una volta raggiunta, pur intrisa di misticismo e tradizione,non ci rese la vita
facile; ci rendemmo conto in fretta,della difficoltà di individuare nel suo dedalo e labirinto di infinite vie e stradine, l’ashram e l’abitazione del Maestro. Superammo il problema a fatica e dopo numerose
indagini e ricerche,grazie soprattutto alla caparbietà dell amico Fabrizio, arrivammo nel luogo di destinazione che in quel momento, era privato del maestro e di tutti i componenti della comunità, già partiti
alla volta di Allahabad. La preoccupazione maggiore però erano le nostre condizioni di salute: Fabrizio era rimasto vittima di una intossicazione
alimentare dovuta ad una abbuffata di cibi locali serviti in discutibili condizioni igieniche; “il ferroviere, l altro amico del gruppo, partito
da Bologna con l’influenza, aveva smaltito la febbre, con punte di 39 gradi, tra i sedili dell’aereo ed i divani dell’aeroporto durante il viaggio . Per quanto mi riguarda mi trascinavo un dolore subdolo che
coinvolgeva la mia parte addominale sul lato destro e che mi aveva portato pochi giorni prima dalla partenza, alla guardia medica del mio paese di residenza, per accertamenti. Mi erano state somministrate pastiglie per prevenire un eventuale principio di appendicite, ma questi
rimedi, una volta in viaggio, furono sciaguratamente dimenticati in qualche tasca recondita dello zaino. Gli effetti negativi di questa situazione emersero con formidabile impeto e virulenza dopo un paio di
notti trascorse nell’accampamento sul Gange ad Allahabad, quando oramai eravamo giunti a destinazione ed eravamo completamente immersi
nell’evento del Kumba Mela . Nei giorni precedenti, infatti, eravamo riusciti a contattare Swami Binodananda, il quale, attraverso l’aiuto di suoi discepoli ed del suo autista, riuscirono a farci arrivare a
destinazione con tanto di tenda per il pernottamento, assegnata sulla riva del sacro fiume, in modo tale da poter vivere e partecipare in maniera diretta al grandioso festival spirituale. Ricordo con emozione
come si prese cura di noi con generosa ospitalità, facendoci da guida durante la giornata, in questa realtà di non facile comprensione per un turista, rendendoci partecipi e consapevoli dei rituali della tradizione
vedica a cui assistevano. Certamente il momento più bello e magico, era la sera, quando ci ritiravamo nella tenda ed egli veniva a farci visita guidandoci nella meditazione e donandoci insegnamenti filosofici e
spirituali molto importanti per apprendere la disciplina dello yoga.
Finalmente mi si rivelavano gli aspetti più magici e nascosti delle antiche tradizioni spirituali indiane, e in quei momenti mi sembrava di essere un privilegiato dalla Grazia Divina, che mi donava l’accesso alle
tecniche più antiche dello yoga tramandate da maestro a discepolo. Che meraviglia essere a contatto con esseri di luce che ci guidano e sono
così evoluti da poter comunicare con mondi trascendenti al di fuori di spazio e tempo! Purtroppo la magia di questi momenti fu interrotta in piena notte da dolori lancinanti che si sviluppavano dal mio basso
ventre sul lato destro. L’appendicite rimasta sorniona per questa parte del viaggio, sotto l’influsso di cibi piccanti e speziati solo come in India sanno essere, si era prepotentemente svegliata alimentando in
breve tempo una febbre che si era portata a 38,50 gradi. I muscoli addominali non rispondevano più, quindi non ero in grado di alzarmi e a malapena potevo stare seduto; Swami Binodananda nel cuore della notte
non era rintracciabile; conforto e aiuto potevano venire solo dai miei compagni di viaggio. Essi erano riusciti, non senza problemi,a far arrivare un medico al mio giaciglio, da un presidio di vigilanza allestito insieme alla tendopoli, ma egli non sembrava particolarmente
interessato alle mie condizioni di salute: da buon indiano mi proponeva piuttosto, degli scambi di tipo commerciale, avendo “addocchiato” tra i miei effetti personali sparsi nella tenda, delle penne a inchiostro ed
altri oggetti per lui allettanti. Fortunatamente la nottata volgeva al termine ed insieme al sole si presentò al mio capezzale l’inesauribile Swami, il quale, con il distacco degno del titolo che porta, informatosi
sulle mie condizioni di salute, si mise subito al lavoro per la mia guarigione. Egli usò le tecniche ed i poteri taumaturgici conferiti da anni di disciplina yoga, con una fiducia e fede granitica, tanto da ridicolizzare l’intervento precedente dell’insulso medico che, con scarsa scienza e vocazione, aveva abbandonato il problema irrisolto. Mi mise immediatamente all’interno di un cerchio che aveva tracciato sul terreno, pronunciammo assieme per diverso tempo formule vocali dette Mantras e mi impose le mani sulla parte dolorante. Mi resi conto dopo poco tempo che febbre e dolore stavano diminuendo in maniera costante:
sorprendentemente, nel giro di qualche ora, si stava risolvendo una appendicite degenerata in quasi peritonite o comunque molto vicino a tale situazione. Verso sera fui completamente ristabilito, tanto che
l’indomani, come da programma , il nostro gruppo si mise in
viaggio,abbandonando la sede del Kumba mela e la compagnia di swami Binodananda ,per continuare la vacanza visitando altri luoghi
dell’India. Visitammo la bellissima città rosa di Jaipur ed il parco nazionale del Corbet, dove in un safari a dorso di elefante , insieme a tanti animali della foresta e della savana , riuscimmo ad avere un incontro ravvicinato con il felino più incredibile della terra: sua maestà la tigre.

Rientrammo in Italia verso metà febbraio al termine del meraviglioso ed epico viaggio pieno di avventure, e per diversi mesi non risentii in alcun modo del sintomo riscontrato al Kumba Mela. Almeno fino alla sera del 30 aprile, quando allegramente a cena in un pub in compagnia di amici, ricomparvero gli stessi dolorosi segnali che già avevo conosciuto in India. La mattina del primo di Maggio ero febbricitante in un letto dell’ ospedale Maggiore di Bologna con i postumi dell’intervento chirurgico appena eseguito al famigerato tratto intestinale infiammato. La situazione precedentemente era precipitata a tal punto che dovetti ricorrere con urgenza al sistema sanitario ospedaliero che intervenne chirurgicamente senza indugio. Ancora sofferente ma finalmente libero, ricevetti al mio capezzale di ricovero, la visita di un amico che mi raccontò: “Sai, proprio oggi è arrivato a Bologna per una conferenza pubblica Swami Binodananda”. Sorrisi e pensai

al caso strano della concomitanza della risoluzione definitiva del mio problema, con la visita in Italia del maestro, proprio nello stesso giorno…
Chissà………
Swami Binodananda attualmente non cammina più tra noi sul suolo terrestre ma è stato chiamato qualche anno fa a far parte del mondo più impalpabile e sottile di una dimensione trascendente. Quella che attende
ogni individuo che ha consumato ed esaurito il suo soggiorno su questo pianeta….rimane il ricordo e la speranza di un nuovo incontro e nuove
condivisioni……
Narayan Das

Ganga Maha

admin

Stay in the loop

Subscribe to our free newsletter.